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Analisi e articoli più recenti

di Judith Bergman  •  17 marzo 2019

  • L'amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg sembra più che mai incline alla censura. In una recente nota, scritta nel linguaggio oscuro e noioso dei burocrati, il Ceo di Fb ha illustrato la sua strategia di dissuasione dei "contenuti al limite", un concetto privo di senso per designare tutto ciò che Zuckerberg e Facebook potrebbero mai voler censurare.

  • Un articolo pubblicato dal Wall Street Journal l'8 gennaio ha rilevato che i dirigenti di Facebook – e di Twitter – avevano rimosso dalle loro piattaforme l'attivista Laura Loomer dopo le lamentele di Zahra Billoo, direttrice esecutiva del Consiglio delle relazioni islamico-americane (CAIR) presso la sede di San Francisco. Facebook, tuttavia, ha omesso di rivelare che il CAIR è stato un complice non incriminato nel più grande caso di finanziamento del terrorismo nella storia degli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre considerano il CAIR un'organizzazione terroristica.

  • Secondo Jihad Watch, la stessa Billoo, "nei tweet che continuano a essere disponibili pubblicamente (...) ha espresso il suo sostegno al califfato islamico e alla legge della sharia. E in molti tweet ella afferma che l'Isis è sullo stesso piano morale dei soldati americani e israeliani, aggiungendo che 'le nostre truppe sono impegnate nel terrorismo'".

  • Facebook, tuttavia, sembra essere "creativamente" selettivo nel modo in cui sceglie di applicare le proprie regole. In Francia, un detenuto identificato come Amir è stato accusato nel novembre scorso di aver postato materiale di propaganda dell'Isis dalla sua cella, utilizzando un telefono di contrabbando. Facebook, a quanto pare, non ci ha fatto caso.

Gli eventi recenti mostrano come Facebook – già sostenitore delle leggi sulla blasfemia – continui la sua "censura stile sharia" di tutti i contenuti che gli sembrerebbero contrari ai suoi "standard comunitari".

Un articolo pubblicato dal Wall Street Journal l'8 gennaio ha rilevato che i dirigenti di Facebook – e di Twitter – avevano rimosso dalle loro piattaforme l'attivista Laura Loomer dopo le lamentele di Zahra Billoo, direttrice esecutiva del Consiglio delle relazioni islamico-americane (CAIR) presso la sede di San Francisco. Facebook, tuttavia, ha omesso di rivelare che il CAIR è stato un complice non incriminato nel più grande caso di finanziamento del terrorismo nella storia degli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre considerano il CAIR un'organizzazione terroristica.

di Soeren Kern  •  10 marzo 2019

  • La polizia ha segnalato più di 4.100 crimini con arma bianca nel 2018, rispetto ai circa 3.800 reati commessi nel 2017 – e solo 400 nel 2008. Complessivamente, negli ultimi dieci anni, in Germania, i crimini di strada sono aumentati di oltre il 900 per cento – da uno a più di dieci al giorno.

  • I media tedeschi non riportano la maggior parte degli episodi di violenza correlati all'uso di armi bianche. I crimini denunciati vengono spesso liquidati come "episodi isolati" che non sono legati all'immigrazione di massa. Inoltre, molti rapporti redatti dalle forze dell'ordine, tra cui i registri degli arresti nelle centrali di polizia, omettono i riferimenti alle nazionalità dei perpetratori e delle vittime – a quanto pare per evitare di infiammare i sentimenti anti-immigrazione. (...) Molti tedeschi hanno la sensazione che il pericolo si annidi ovunque, ma la mancanza di statistiche ufficiali sembra permettere alle autorità tedesche di presumere che il problema sia immaginario.

  • L'epidemia di crimini con arma bianca è continuata ininterrottamente fino al 2019. Durante i primi 45 giorni del 2019, la polizia ha segnalato più di 500 episodi – una media di 11 al giorno.

Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni proveniente dal Niger è stato condannato all'ergastolo per aver accoltellato a morte l'ex fidanzata tedesca di 34 anni e per aver decapitato la loro figlioletta di 21 mesi, ad Amburgo, in Germania. Nella foto: La polizia interroga i testimoni sulla scena del delitto, nella stazione della metropolitana di Jungfernstieg, ad Amburgo, il 12 aprile 2018. (Fonte dell'immagine: Daniel J./Heinrich Kordewiner video screenshot)

Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni proveniente dal Niger è stato condannato all'ergastolo per aver accoltellato a morte l'ex fidanzata tedesca di 34 anni e per aver decapitato la loro figlioletta di 21 mesi in una stazione della metropolitana di Amburgo.

Il crimine orrendo ha riportato l'attenzione sull'epidemia di accoltellamenti e di crimini di strada, scatenatasi da quando la cancelliera Angela Merkel ha consentito a più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese.

di Judith Bergman  •  8 marzo 2019

  • Forse il Consiglio d'Europa ritiene che gli sforzi intrapresi da Åberg per trasformare i suoi connazionali svedesi in poliziotti che perseguono presunti reati d'opinione siano un esempio che gli altri paesi europei dovrebbero emulare?

  • Durante l'interrogatorio, la pensionata ha spiegato: "Mi sono arrabbiata quando ho letto come funziona con gli immigrati e come essi evitino le punizioni per tutto ciò che fanno. Vengono assolti anche se rubano e fanno altre cose. È ingiusto che coloro che commettono gravi crimini possano essere rilasciati...". La pensionata ha detto che non avrebbe scritto quelle parole se avesse saputo che era illegale. Evidentemente l'ha fatto con la convinzione errata di vivere ancora in uno Stato di diritto democratico. A gennaio, la donna è stata condannata a pagare un'ammenda di 4 mila corone svedesi (443 dollari). Vive con una pensione di soli 7 mila corone svedesi (775 dollari).

  • Le autorità svedesi chiaramente non possono – o non vogliono – perseguire o condannare i jihadisti che hanno così generosamente accolto nel paese; eppure, non hanno scrupoli ad accusare e processare anziane pensionate indifese. Si potrebbe aggiungere che una cultura che rispetta i diritti umani dei combattenti dell'Isis rientrati nel paese più di quanto non rispetti quelli delle donne anziane che hanno paura di questi miliziani è alla fine.

Mentre il Servizio di sicurezza svedese garantisce ai cittadini che farà "ancora di più" per limitare lo sviluppo di ambienti terroristici in Svezia, il governo svedese acuisce ulteriormente il problema accogliendo i combattenti jihadisti dell'Isis che fanno rientro nel paese. (Fonte dell'immagine: iStock)

Secondo un comunicato stampa diramato il 15 gennaio scorso dal Servizio di sicurezza svedese (Säpo),"l'estremismo islamista che promuove la violenza costituisce attualmente la più grande minaccia per la Svezia". "Il livello della minaccia terroristica rimane elevato, attestandosi al terzo gradino di una scala di 5. Questo significa che è probabile che avvenga un attacco terroristico", ha dichiarato Klas Friberg, a capo del Säpo.

"Per contrastare la minaccia del terrorismo, il Servizio di sicurezza lavorerà in futuro in modo ancora più strategico per limitare lo sviluppo di ambienti terroristici. Ciò potrebbe significare occuparsi [omhänderta] di persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza o, cooperando con altre autorità, lavorare più duramente per garantire che questi individui siano perseguiti per altri crimini – oppure che le loro opportunità si riducano.

di Uzay Bulut  •  4 marzo 2019

  • "La Turchia ha commesso due gravi crimini internazionali contro Cipro. Ha invaso e diviso un piccolo, debole, ma moderno e indipendente Stato europeo (...) la Turchia ha inoltre cambiato la connotazione demografica dell'isola e si è dedicata alla distruzione sistematica e alla obliterazione del patrimonio culturale delle aree sotto il suo controllo militare." – Brano tratto dal reporit "La perdita di una civiltà: La distruzione del patrimonio culturale nella parte occupata di Cipro".

  • "Più di 550 chiese, cappelle e monasteri ortodossi greci, situati nelle città e nei villaggi delle zone occupate, sono stati saccheggiati, volutamente vandalizzati e, in alcuni casi, demoliti. Molti luoghi di culto cristiani sono stati trasformati in moschee, in depositi dell'esercito turco, in magazzini e fienili." – Ministero degli Affari esteri di Cipro.

  • "L'UNESCO considera la distruzione intenzionale del patrimonio culturale un crimine di guerra." – Artnet News, 2017.

Dopo che la Turchia invase e occupò la parte settentrionale di Cipro, antichi mosaici vennero trafugati dalla chiesa di Panagia Kanakaria (nella foto), situata nella zona occupata dai turchi. I mosaici furono successivamente ritrovati negli Stati Uniti e restituiti a Cipro nel 1989. (Fonte dell'immagine: Julian Nitzsche/Wikimedia Commons)

Un mosaico del XVI secolo raffigurante San Marco, trafugato da una chiesa dopo l'invasione turca di Cipro del 1974, è stato di recente ritrovato in un appartamento di Monaco e restituito alle autorità cipriote. L'antica opera d'arte è stata definita da Arthur Brand, l'investigatore olandese che l'ha rintracciata, "uno degli ultimi e magnifici esempi di arte risalente alla prima età bizantina".

Molte altre vestigia culturali cipriote, provenienti da chiese e da altri siti, sono state trafugate da Cipro dagli invasori turchi ed illegalmente portate all'estero. Nel 1989, i mosaici sottratti dalla chiesa di Panagia Kanakaria e ritrovati negli Stati Uniti furono restituiti a Cipro.

di Soeren Kern  •  23 febbraio 2019

  • Un tempo, negli istituti penitenziari del Nord Reno-Westfalia c'erano 114 imam accreditati, ora però se ne contano soltanto 25. Questa riduzione drastica è la conseguenza dei controlli di sicurezza grazie ai quali le autorità tedesche hanno scoperto che 97 imam erano pagati dal governo di Ankara, essendo dipendenti pubblici turchi. La Turchia ha rifiutato di consentire agli imam di rispondere alle domande dei funzionari tedeschi.

  • Un articolo del Berliner Morgenpost titolato "Il tedesco diventa una lingua straniera in molte carceri" spiega che il numero crescente di conflitti tra gli agenti penitenziari tedeschi e i detenuti stranieri è dovuto alle barriere linguistiche.

  • Le autorità tedesche segnalano inoltre un aumento delle aggressioni al personale penitenziario da parte dei detenuti. Nel Nord Reno-Westfalia, ad esempio, dal 2016 il numero di tali aggressioni è più che raddoppiato.

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Un forte aumento del numero di detenuti stranieri in Germania ha portato al problema del sovraffollamento delle carceri e della carenza di personale. Le prigioni del Baden-Württemberg e del Nord Reno-Westfalia operano attualmente al massimo delle loro capacità. (Fonte dell'immagine: Coltdragoon/Wikimedia Commons)

Il numero dei detenuti stranieri nelle carceri tedesche ha ora raggiunto livelli record, come rilevato da una recente inchiesta condotta sul sistema penitenziario dei 16 Stati federati tedeschi (Länder). A Berlino e Amburgo, ad esempio, oltre il 50 per cento dei reclusi è di origine straniera, secondo il reportage, che ha anche rivelato un aumento del numero degli islamisti nel sistema carcerario tedesco.

I dati, raccolti dal quotidiano Rheinische Post, mostrano che il forte aumento di detenuti stranieri è iniziato nel 2015, quando la cancelliera Angela Merkel permise a più di un milione di migranti per lo più incontrollati e provenienti dall'Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese.

di Bassam Tawil,best place to get fake id  •  19 febbraio 2019

  • Secondo il segretario di Stato americano Mike Pompeo, un imminente summit globale promosso dagli Stati Uniti per discutere di Medio Oriente e Iran "raggrupperà numerosi paesi da tutto il mondo, da Asia e Africa, le nazioni dell'emisfero occidentale, l'Europa e ovviamente il Medio Oriente".

  • La strategia palestinese si basa ora sull'istigazione degli arabi contro i loro leader. Questo è il messaggio che Abbas e i suoi funzionari inviano agli arabi: "Dovete unirvi a noi nella nostra campagna volta a impedire ai nostri leader di fare pace con Israele. Dovete condannare, come se fosse un traditore, qualsiasi leader che cerchi di normalizzare le relazioni con Israele".

  • Altri dirigenti di punta palestinesi si sono spinti oltre avvertendo i paesi arabi che qualsiasi forma di normalizzazione dei rapporti con Israele sarebbe considerata un atto di tradimento.

  • Adesso resta da vedere se i paesi arabi si arrenderanno all'ultima campagna palestinese di incitamento e intimidazione.

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Come parte della campagna "anti-normalizzazione", i leader palestinesi stanno esercitando pressioni sui paesi arabi affinché questi ultimi boicottino un summit globale promosso dagli Stati Uniti per discutere di Medio Oriente e Iran. Secondo il segretario di Stato americano Mike Pompeo (al centro nella foto), il summit "raggrupperà numerosi paesi da tutto il mondo, da Asia e Africa, le nazioni dell'emisfero occidentale, l'Europa e ovviamente il Medio Oriente". (Foto di Spencer Platt/Getty Images)

I leader palestinesi hanno di recente intensificato i loro sforzi per impedire ai paesi arabi di normalizzare le loro relazioni – o addirittura firmare accordi di pace – con Israele.

La campagna prende posizione contro le notizie in merito a un miglioramento nelle relazioni tra Israele e alcuni paesi arabi, nonché a una recente visita in Oman da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Lo spettro della pace tra i paesi arabi e Israele è diventato un incubo per i leader palestinesi. Invece di preoccuparsi della possibilità di costruire un futuro migliore – di cui i palestinesi hanno disperatamente bisogno – i dirigenti palestinesi lavorano febbrilmente per ostacolare qualsiasi tentativo di avvicinamento tra i paesi araci e Israele.

di Judith Bergman  •  18 febbraio 2019

  • Il rapporto osserva che i testi utilizzati invocano la possibilità che i gay vengano lapidati o defenestrati e definisce gli ebrei "corrotti, malvagi e traditori". (...) Gli scritti, continua il report, esortano alla "guerra" contro tutti coloro che non seguono l'Islam sunnita. – Un brano tratto da un recente documento dei servizi di sicurezza del Belgio.

  • "Il principio più importante del jihad è combattere i miscredenti e gli aggressori. (...) Il jihad armato diventa un dovere individuale per ogni musulmano." – Da un manuale utilizzato per l'insegnamento nelle moschee belghe, secondo un documento di intelligence trapelato.

  • Tali manuali, osserva il report, sono ampiamente disponibili "grazie ai mezzi finanziari e tecnologici illimitati dell'apparato di proselitismo dell'Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo". I manuali, aggiunge il documento, sono stati rinvenuti non solo in Belgio, ma anche nei paesi limitrofi.

A maggio, Benjamin Herman, un criminale che si è convertito all'Islam in carcere, ha ucciso tre persone (tra cui due agenti di polizia) a Liegi, in Belgio, durante un permesso premio di 48 ore. Ha poi colpito e ferito altri quattro poliziotti al grido di "Allahu Akbar". Nella foto: il centro della città di Liegi. (Fonte dell'immagine: iStock)

Il Belgio, nel suo benevolo benvenuto ai nuovi arrivati dal Medio Oriente, sta affrontando una persistente minaccia terroristica e "un'ondata di jihadismo", secondo un nuovo rapporto pubblicato il 30 novembre dai servizi di intelligence belgi, la cui attività è svolta dalla Sûreté de l'État (VSSE). Il motivo principale di queste recenti acquisizioni, osserva il report, è la continua radicalizzazione islamica dei detenuti nelle carceri belghe e il rischio che i detenuti condannati per terrorismo siano coinvolti in atti terroristici una volta tornati in libertà dopo aver scontato la pena.

di Giulio Meotti  •  17 febbraio 2019

  • Purtroppo, la posizione di Papa Francesco sull'Islam sembra provenire da un mondo fantastico.

  • "Il vero Islam e un'adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza", ha dichiarato il Pontefice, non del tutto accuratamente. È come se tutti gli sforzi del Papa siano diretti a esonerare l'Islam da qualsiasi responsabilità. Sembra che abbia fatto questo ancor più di musulmani perspicaci, come il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, l'autore e medico americano M. Zuhdi Jasser, l'ex ministro kuwaitiano dell'Informazione Sami Abdullatif Al-Nesf, la scrittrice franco-algerina Razika Adnani, il filosofo tunisino residente a Parigi Youssef Seddik, il giornalista giordano Yosef Alawnah e lo scrittore marocchino Rachid Aylal, tra molti altri.

  • "Papa Francesco non poteva in alcun modo ignorare i gravi problemi causati dall'espansione (..) nel cuore stesso del dominio cristiano (...) Rileviamo ancora questo (...) l'ultima religione arrivata in Europa ha un intrinseco impedimento all'integrazione nel quadro europeo fondamentalmente giudaico-cristiano." – Boualem Sansal, scrittore algerino, nel suo best-seller 2084.

  • Papa Francesco ora affronta il potenziale rischio di un mondo cristiano fisicamente inghiottito dalla mezzaluna musulmana – come nel logo scelto dal Vaticano per il prossimo viaggio del Pontefice in Marocco. È ora di sostituire l'appeasement.

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La persecuzione dei cristiani è ora una crisi internazionale. Purtroppo, la posizione di Papa Francesco sull'Islam sembra provenire da un mondo fantastico. (Foto di Giulio Origlia/Getty Images)

Nel 2018, sono stati 4.305 i cristiani uccisi per cause legate alla loro fede. È questa la drammatica cifra contenuta nella nuova "World Watch List 2019", appena redatta dall'organizzazione non governativa Open Doors. La Ong rivela che nel 2018 sono stati uccisi più di mille cristiani – il 25 per cento in più – rispetto all'anno precedente, quando furono registrate 3.066.vittime.

In questi giorni, 245 milioni cristiani nel mondo sono apparentemente perseguitati soltanto a causa della loro fede. Lo scorso novembre, l'organizzazione Aiuto alla Chiesa che soffre ha pubblicato il suo "Rapporto sulla Libertà religiosa" per il 2018 e ha raggiunto una conclusione analoga: 300 milioni di cristiani sono stati vittime di violenza. Il Cristianesimo, nonostante la dura competizione, è stato definito come "la religione più perseguitata del mondo".

di Burak Bekdil  •  16 febbraio 2019

  • Nell'indice di democrazia stilato dalla Freedom House, la Turchia appartiene al gruppo dei paesi "non liberi", che adempiono ai loro compiti peggio di paesi "parzialmente liberi", come Mali, Nicaragua e Kenya.

  • Così come non ci può essere un paese membro "non libero" dell'Unione europea, non può nemmeno esserci un paese membro che ignori palesemente le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo.

  • "Penso che, a lungo termine, sarebbe più onesto che la Turchia e l'Ue percorressero nuove strade e ponessero fine ai negoziati di adesione (...) l'adesione della Turchia all'Unione europea non è realistica in un prossimo futuro." – Johannes Kahn, commissario europeo per l'allargamento, in una intervista a Die Welt.

Nel settembre del 2017, la cancelliera tedesca Angela Merkel disse che avrebbe cercato di porre fine ai colloqui per l'adesione della Turchia all'Unione europea. Nella foto: l'incontro avvenuto a Berlino, il 28 settembre 2018, tra la Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

Quando la Turchia presentò domanda di adesione all'Ue nel 1987, il mondo era un posto completamente diverso – perfino il club delle nazioni ricche aveva un nome differente: si chiamava Comunità economica europea. Il presidente americano Ronald Reagan era stato sottoposto a un intervento chirurgico; la premier britannica Margaret Thatcher era stata rieletta per un terzo mandato; Macao e Hong Kong erano, rispettivamente, territorio portoghese e britannico; il Muro di Berlino non era stato ancora abbattuto; le proteste in piazza Tienanmen sarebbero avvenute due anni dopo; l'affaire Iran-Contras era d'attualità; la prima Intifada era appena iniziata; e quelle che oggi sono la Repubblica ceca e la Slovacchia, allora insieme formavano la Cecoslovacchia.

di Soeren Kern  •  6 febbraio 2019

  • La polizia ha detto che i jihadisti hanno compiuto almeno 369 rapine e furti nei dintorni di Barcellona. Oltre ai furti, i membri della cellula si sono finanziati attraverso il traffico di droga e la falsificazione di documenti.

  • "Non vi è dubbio che la regione autonoma della Catalogna è diventata una base operativa primaria per attività terroristiche. Le autorità spagnole dicono di temere la minaccia proveniente da queste comunità atomizzate di immigrati inclini al radicalismo, ma di avere pochissime informazioni su di esse o di avere una capacità molto limitata di penetrazione in questi gruppi." – Dispaccio diplomatico americano del 2 ottobre 2007.

  • "I centri religiosi salafiti scoperti in Catalogna sono contrari a qualsiasi interpretazione del Corano che non sia la più rigorosa (...) e allo stesso tempo chiedono una 'purificazione' dei credenti musulmani dalle influenze straniere. (...) Questa interferenza religiosa si traduce nel (...) divieto, soprattutto per le adolescenti, di frequentare scuole con classi miste. Questo presuppone una rottura profonda con i valori della libertà individuale che sono garantiti dalle leggi europee." – Rapporto di intelligence trapelato al quotidiano catalano La Vanguardia.

La polizia della regione spagnola della Catalogna ha di recente arrestato 18 membri di una cellula jihadista che pianificava un attentato a Barcellona, ponendo nuovamente l'accento sul persistente problema dell'Islam radicale in Catalogna. Nella foto: Polizia e paramedici si occupano dei sopravvissuti a un attacco terroristico perpetrato a Barcellona da Younes Abouyaaqoub, il 17 agosto 2017. Abouyaaqoub uccise 15 persone, ferendone altre 130. (Foto di Nicolas Carvalho Ochoa/Getty Images)

La polizia della regione nord-orientale spagnola della Catalogna ha arrestato 18 membri della cellula jihadista che pianificava un attacco a Barcellona – 15 dei quali sono poi stati rilasciati.

L'arresto ha posto nuovamente l'accento sul problema persistente dell'Islam radicale in Catalogna, dove risiede una delle più grandi comunità musulmane d'Europa.

La cellula – composta da persone provenienti da Algeria, Egitto, Iraq, Libia e Marocco – è stata smantellata il 15 gennaio, quando più di un centinaio di agenti di polizia hanno fatto irruzione in cinque edifici a Barcellona e nella città catalana di Igualada.

Gli arresti sono avvenuti nell'ambito di un'indagine antiterrorismo durata un anno e denominata in codice "operazione Alejandría", lanciata nel maggio del 2017 dopo che la polizia aveva ricevuto una soffiata che i jihadisti stavano preparando un attacco.

di Khaled Abu Toameh  •  3 febbraio 2019

  • Secondo l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), "continuano i divieti giuridici per i profughi palestinesi di accesso a 36 professioni libere o sindacalizzate (come quelle che interessano il settore medico, l'agricoltura, la pesca e i trasporti pubblici) (...) Per lavorare, i profughi palestinesi sono obbligati a ottenere un permesso di lavoro annuale. A seguito di una modifica delle legge, avvenuta nel 2001, ai profughi palestinesi sarebbe impedito di acquisire giuridicamente, trasferire o ereditare proprietà immobiliari in Libano".

  • L'ultimo fallimento serve a ricordare l'apartheid e le discriminazioni a cui i palestinesi devono far fronte in Libano. Secondo varie organizzazioni per i diritti umani, i palestinesi subiscono discriminazioni sistematiche in quasi ogni aspetto della vita quotidiana. L'UNHCR rileva inoltre che i palestinesi in Libano non hanno accesso ai servizi sanitari pubblici libanesi e dipendono principalmente dall'UNHCR per i servizi sanitari, così come dalle organizzazioni senza scopo di lucro e dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. Ai palestinesi viene inoltre negato l'accesso alle scuole pubbliche libanesi.

  • Dove sono tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani e i gruppi pro-palestinesi di tutto il mondo che fingono di preoccuparsi delle sofferenze dei palestinesi? Rimarranno in silenzio per il disinteresse mostrato nei confronti di Wahbeh perché è morto in un paese arabo e Israele con c'entra nulla con la sua morte?

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L'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) ha negato la responsabilità della morte in Libano di un bambino palestinese di tre anni del campo profughi di Nahr al-Bared, dopo che gli ospedali libanesi si sono rifiutati di curarlo perché i suoi genitori non erano in grado di coprire i costi dell'assistenza sanitaria. Nella foto: Il campo profughi palestinese di Wavel, in Libano, gestito dall'UNRWA. (Fonte dell'immagine: Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario della Commissione europea /Flickr)

Mohammed Majdi Wahbeh, un bambino palestinese di tre anni del campo profughi di Nahr al-Bared, nel nord del Libano, è l'ultima vittima delle leggi discriminatorie e segregazioniste che colpiscono i palestinesi presenti in un paese arabo.

Il piccolo Mohammed è stato dichiarato morto in dicembre dopo che gli ospedali libanesi si sono rifiutati di curarlo perché i suoi genitori non erano in grado di coprire i costi dell'assistenza sanitaria. Secondo quanto riportato dai media libanesi, un ospedale ha chiesto alla famiglia del bambino di pagare 2mila dollari per la degenza. Il bimbo è rimasto in coma per tre giorni prima di morire, ma nessun ospedale ha accettato di ricoverarlo perché i suoi genitori non potevano sostenere le spese sanitarie.

di Lawrence A. Franklin  •  27 gennaio 2019

  • Il Vaticano può imparare a proprie spese che il governo comunista cinese non onora i propri accordi. Pechino potrebbe tentare di estorcere ulteriori concessioni dal Vaticano, proprio come il regime cinese esige una maggiore rinuncia alla sovranità da parte delle aziende occidentali che fanno affari in Cina.

  • È anche molto dubbio che il Vaticano acquisterà tranquillità con questo accordo: il regime continuerà a perseguitare la Chiesa. Se il regime comunista agirà come suo solito, migliaia di croci saranno rimosse dalle chiese cristiane, soprattutto nelle zone dove si trova una forte concentrazione di popolazione cristiana.

  • I coraggiosi vescovi del Cattolicesimo cinese, che hanno subìto decenni di persecuzioni da parte del governo e hanno dovuto sopportate i tentativi del regime di dividere la Chiesa, potrebbero essere visti dal gregge dei fedeli come ignorati dal Vaticano. Numerosi cattolici cinesi, se non la maggior parte, potrebbero considerare questo accordo come un cinico tradimento politico da parte del Vaticano piuttosto che come una decisione basata sulla fede.

  • "Alla luce di questa situazione, sembra che la prudenza e la cautela siano all'ordine del giorno nei negoziati vaticani con i totalitaristi in carica a Pechino, al cui più recente Congresso del Partito la religione è stata ancora una volta dichiarata nemica del comunismo." – George Weigel, autore cattolico e analista politico.

Con un recente accordo firmato tra il Vaticano e il regime cinese, Papa Francesco ha rinunciato al controllo parziale della Chiesa cattolica cinese a favore del Partito comunista cinese. Nella foto: la Cattedrale del Sacro Cuore a Guangzhou, in Cina. (Fonte dell'immagine: Zhangzhugang/Wikimedia Commons)

Papa Francesco ha rinunciato al controllo parziale della Chiesa cattolica cinese a favore del Partito comunista cinese (PCC). Sua Santità ha acconsentito a concedere al Partito una considerevole autorità sulle questioni relative alla nomina dei vescovi. Dopo aver rifiutato per decenni di concedere alla Cina il diritto di nominare i vescovi cattolici, come condizione necessaria per normalizzare le relazioni, il Vaticano ha finito per accettare la richiesta del regime di consentire al PCC di avere un ruolo decisivo nella selezione dei vescovi a capo delle diocesi cattoliche.

di Judith Bergman  •  23 gennaio 2019

  • A detta di Mikaela Blixt, dopo che un uomo l'aveva aggredita per strada e aveva tentato di violentarla, la polizia non ha fatto nulla, pur sapendo dove abitava l'aggressore e potendo facilmente identificarlo.

  • Secondo la Blixt, il quotidiano mainstream svedese Expressen avrebbe voluto intervistarla, ma unicamente a condizione che lei non dicesse che il suo aggressore era un migrante afgano.

  • Non solo le donne, ma quasi uno svedese su tre non si sente sicuro in Svezia, secondo un nuovo sondaggio che ha chiesto a 6.300 svedesi quanto si sentano al sicuro dentro e fuori casa.

  • È curioso che la polizia svedese non abbia soltanto risorse sufficienti per caricare i partecipanti alle manifestazioni di pace, ma anche per incriminare coloro che avrebbero commesso reati d'opinione.

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Indurre la polizia svedese a indagare su un tentativo di stupro ai danni di una donna è, a dir poco, difficile – un indice del fatto che c'è qualcosa che non va nel regno "femminista" di Svezia. Tuttavia, la polizia svedese non ha soltanto risorse sufficienti per caricare i partecipanti alle manifestazioni di pace, ma anche per incriminare coloro che avrebbero commesso reati d'opinione. (Fonte dell'immagine: iStock)

"La Svezia", dichiarava il governo di Stoccolma nel novembre 2015, "ha un governo femminista. Noi poniamo l'uguaglianza di genere al centro del nostro lavoro nazionale e internazionale. (...) L'obiettivo generale della politica sull'uguaglianza di genere del governo è che uomini e donne abbiano lo stesso potere di plasmare la società e la propria vita. Questa è sostanzialmente una questione di democrazia e giustizia sociale".

Aspettate un attimo, le donne che vivono sotto un "governo femminista" non dovrebbero essere in grado – come minimo – di uscire di casa senza avere paura di essere vittime di violenza sessuale?

di Bassam Tawil  •  20 gennaio 2019

  • "Rami Levy non discrimina sulla base dell'etnia, del genere o della religione quando assume e promuove i dipendenti. Tutto il personale palestinese e israeliano viene trattato allo stesso modo e riceve uguali benefici. Gli stipendi si basano esclusivamente sulla posizione ricoperta e sull'efficienza. Il mio obiettivo per i dipendenti di Rami Levy è che tutti abbiano le stesse opportunità di successo". – Rami Levy, proprietario della terza più importante catena di supermercati israeliana, nei quali metà dei 4mila lavoratori sono arabo-palestinesi e arabo-israeliani.

  • Gli investitori palestinesi, secondo il funzionario di Fatah Hatem Abdel Qader Eid, avrebbero potuto impedire a Rami Levy di costruire il suo nuovo centro commerciale se avessero puntato sulla costruzione di un centro commerciale palestinese. "È vero che ci sono ricchi imprenditori palestinesi...".

  • Adesso che la campagna non è riuscita a evitare l'apertura del centro commerciale, Fatah e i suoi sostenitori sono passati alle minacce aperte e alla violenza. Le minacce sono dirette contro i clienti e i commercianti palestinesi che hanno affittato degli spazi nel nuovo centro commerciale.

  • Se un palestinese che acquista una confezione di latte israeliano è un traditore agli occhi di Fatah, non è difficile immaginare il destino dei palestinesi che oserebbero ricercare compromessi con Israele: se fossero fortunati avrebbero un incontro ravvicinato con una bomba incendiaria, se non lo fossero, verrebbero impiccati sulla pubblica piazza.

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La fazione di Fatah al governo, guidata dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha reagito all'apertura di un nuovo centro commerciale a Gerusalemme Est, dove la maggior parte dei dipendenti e dei clienti è araba, in un modo che mostra come i leader palestinesi continuino a silurare i vantaggi per la propria popolazione. Nella foto: una filiale della catena di supermercati Rami Levy a Gerusalemme Ovest. (Fonte dell'immagine: Yoninah/Wikimedia Commons)

La fazione di Fatah al governo, guidata dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, è furiosa perché un imprenditore israeliano ebreo ha finito di costruire un centro commerciale a Gerusalemme Est e la maggior parte dei suoi dipendenti e clienti sono arabi.

I leader di Fatah hanno esortato a boicottare il centro commerciale.

Fatah, che è spesso definita dai media occidentali una fazione moderata, ha reagito all'apertura del supermercato in un modo che mostra come i leader palestinesi continuino a silurare i vantaggi per la propria popolazione.

di Soeren Kern  •  13 gennaio 2019

  • La sentenza, che apre di fatto la porta alla legalizzazione in Germania dei matrimoni infantili regolati dalla sharia, è uno dei numerosi casi in cui i tribunali tedeschi stanno – intenzionalmente o meno – promuovendo la creazione nel paese di un sistema giuridico islamico parallelo.

  • "La Germania non può, da un lato, essere contraria alle nozze precoci che si contraggono in altre parti del mondo, e, dall'altro, essere favorevole alla celebrazione di tali matrimoni sul suolo tedesco. (...) In tal caso, non può essere compromesso l'interesse superiore del bambino. (...) Qui si parla della tutela di bambini e minori sancita costituzionalmente!" – Winfried Bausback, legislatore bavarese che ha contribuito a redigere la legge che vieta i matrimoni precoci.

  • "Dovremmo considerare un'altra cosa: i giudizi vengono emessi 'in nome del popolo'. Questo popolo ha chiaramente detto attraverso i propri rappresentanti nel Bundestag che non vuole più ritenere legali i matrimoni infantili." – Il giornalista Andreas von Delhaes-Guenther.

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La Corte federale di Giustizia (Bundesgerichtshof), la più alta corte tedesca, ha stabilito che una nuova legge che vieta i matrimoni precoci può essere incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi quelli infantili regolati dalla sharia, sono protetti dalla Legge fondamentale tedesca. Nella foto: L'edificio del Bundesgerichtshof, a Karlsruhe, in Germania. (Fonte dell'immagine: Andreas Praefcke/Wikimedia Commons)

La Corte federale di giustizia (Bundesgerichtshof, BGH), il più alto tribunale di giurisdizione civile e penale della Germania, ha stabilito che una nuova legge che vieta i matrimoni precoci può essere incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi quelli infantili regolati dalla sharia, sono protetti dalla Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz).

La sentenza, che apre di fatto la porta alla legalizzazione in Germania dei matrimoni infantili regolati dalla sharia, è uno dei numerosi casi in cui i tribunali tedeschi stanno – intenzionalmente o meno – promuovendo la creazione nel paese di un sistema giuridico islamico parallelo.

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